Nell’ambito dell’esposizione 16 giorni contro la violenza di genere con sezione dedicata alla Giornata mondiale dei diritti umani (celebrata il 10 dicembre) a partire dal 19 dicembre fino al 9 gennaio 2025 è stata allestita la mostra “TOP DOWN-SPARISTELLE” sulla vetrata del blocco A.



TOP DOWN è un termine inglese che indica un processo di riconoscimento partendo dalla visione generale verso il particolare.
Il nostro Natale è fatto di Stelle, Luci, Calore e Famiglia, ma per molti bambini questo Natale è fatto di paura, freddo, sofferenza e distruzione!
L’ esposizione realizzata con la partecipazione della 1A insieme agli allievi alloglotti, la 2C, la IV G , IV OPZ Visiva e IV … è composta da disegni che visti da lontano sembrano stelle colorate ma avvicinandosi ci si accorge che sono altro … vetri rotti da spari? Esplosioni? L’immagine è appositamente ambigua, lasci spazio a molte letture variando la prospettiva.

Un gesto e delle dediche per essere vicini a tutti quei bambini che vivono nelle zone di guerra, 1 su 5 nel mondo, nel 2024 sono stati registrati un numero record di 520 milioni di bambini e adolescenti presenti in zone di conflitto attivo. Secondo l’ultimo rapporto “Stop the War on Children: security for whom?” si registra il maggior numero di conflitti tra Stati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
TOP DOWN
METAMORFOSI VISIVA NELL’ARTE CONTEMPORANEA
Spesso l’arte contemporanea lavora con la metamorfosi visiva che attiva una percezione critica e stimola lo spettatore a prendere atto di una data realtà. Il Padiglione del Brasile alla Biennale d’Arte di Venezia 2024 ha per esempio presentato l’installazione “The Endless Pistil” di Glicéria Tupinambá.Si tratta di un’opera potente e immersiva che utilizzava foglie di palme intrecciate e proiettili veri (o loro repliche, spesso in resina), creando un forte contrasto tra la natura, la femminilità e la violenza della colonizzazione, simbolizzata dalle munizioni usate per la caccia, trasformate nell’installazione in un elemento artistico per riflettere sulla storia indigena e la resistenza.

- Composizione: L’opera è un’installazione sospesa composta da una rete da pesca all’interno della quale fluttuano centinaia di repliche di bossoli di proiettile.
- L’illusione visiva: Da lontano, i proiettili appaiono come un banco di pesci che nuota, creando un contrasto visivo tra la fluidità della natura e la rigidità del metallo bellico.
- Significato: L’installazione è una potente critica ai processi coloniali e alla violenza armata che minaccia i territori indigeni. Trasformando simboli di morte (proiettili) in simboli di vita e sostentamento (pesci), Karapotó esplora il tema della resistenza e della capacità di adattamento delle comunità indigene di fronte all’aggressione esterna.
- Contesto sonoro: L’opera è spesso accompagnata da un paesaggio sonoro e dall’uso di maracas (strumenti rituali fatti di zucche), che contrappongono la spiritualità ancestrale al rumore della colonizzazione.